Presentazione

Culto Curvy.
Culto Curvy è una pagina Facebook, una pagina Instagram e, da oggi, un blog.

Culto Curvy è Claudia, Antonella, Michele, Eleonora, Erika, Graziana, Nicole, Alessio,
Jessica, Stephanie, Alessandra, Valentina, Alessia, Federica, Vesna, Annalisa…
Culto Curvy è soprattutto Roberto, è soprattutto Cristiana, amministratori che da tempo si prodigano e si dedicano a questo mondo morbido e dolce come il miele.
Culto Curvy sono io, Rosaria, amante della scrittura e curatrice dei futuri articoli.

Iniziate a far parte di questa grande famiglia commentando i nostri articoli e fateci partecipi delle vostre esperienze, pensieri, foto che vi fanno star bene e tutto quello che circonda questo tondo e morbido mondo.

Culto Curvy e Curvy Pride… due gruppi, un obiettivo.

Abbiamo deciso di abbracciare l’iniziativa “Pizza e… Curve” indetta da Curvy Pride diventando, per questo evento, referente della zona di Firenze-Prato.

“Pizza e… Curve” è un ritrovo organizzato contemporaneamente in più città d’Italia, fra persone che condividono passioni, idee, paure, insicurezze ed obbiettivi. Mi riferisco, ovviamente, alla lotta agli stereotipi ed al bodyshaming.

Durante questi eventi, che saranno riproposti più volte, potremo cenare insieme, condividere idee, progetti, far nascere collaborazioni e far sentire la nostra voce tramite i social, sui quali aumenta sempre più con successo, la presenza di “enti” come Curvy Pride o Culto Curvy o di influencers Curvy.

Il primissimo evento che proponiamo si terrà da Menchetti, giovedì 29/03/2018.

Per parteciparvi dovete inviare una mail a santa.confidence.curvypride@gmail.com 😁

Ci vediamo lì. ❤

Polpette di ricotta, zucca, broccoli e cavolo romanesco

Cucinare è per me una cosa meravigliosa. Buona forchetta sin di piccola, tanto che l’aneddoto preferito dei miei è quello in cui fui trovata, ad un anno, nascosta dietro un cesto con la mani affondate in un cachi e il viso imbrattato di polpa. Nei ristoranti ero l’unica bambina che, ancora nel seggiolone, non fiatava per tutta la durata del pranzo, concentrata sul suo filetto di pesce. Ho avuto la fortuna di avere una mamma che mi ha permesso di mettere a soqquadro la cucina e sperimentare nuovi piatti, sin dai dieci anni. Le cene, la vita da studentessa fuori sede, mi hanno permesso di cimentarmi e imparare a non bruciare gli alimenti, usare la giusta quantità di sale e olio. L’informazione antitumorale mi ha permesso di sperimentare una cucina leggera, evitando di usare carne, evitando si soffriggere l’olio e la cipolla (al quale, ahimè, sono fortemente intollerante), usando spezie provenienti da tutto il mondo. Così, oggi ho deciso di deliziarvi di una ricetta, che io amo molto e che ritengo sia molto leggera… per riequilibrare un weekend fatto di pizza e frittura di pesce.

Ho creato delle polpettine cotte in forno, con cavolo romano, zucca, broccoli e ricotta. Una vera delizia!
In realtà, ogni passaggio è semplice, e spesso le cucino come secondo, con contorno di insalata o broccoli gratinati.

Innanzitutto ho pulito e lavato il cavolo romano e i broccoli, tenendoli un po’ in ammollo con del bicarbonato. Dopo aver selezionate le cime, le ho lessate in acqua leggermente salata. A cottura ultimata gli ho scolati, lasciato che si asciugassero un po’ e poi li ho messi da parte.

Ma, prima di andare avanti con la ricetta, vorrei darvi qualche informazione su questo ortaggi estremamente versatili. Sono ricchi di:
 – Sali minerali (calcio, ferro, potassio e fosforo); che aiutano a controllare la pressione sanguigna;
 – Vitamina C, B1, B2;
 – Sulforafano, che previene la nascita di cellule cancerogene, in particolare ideale per contrastare la nascita di tumori intestinali, polmonari e del seno;
 – Sono ricchi di fibre, antiossidanti e sono un alimento ipocalorico, ideale per tenere sotto controllo il livello di insulina;
 – Riduce il rischio di cataratta e previene ictus.

Il cavolo romano, ortaggio meraviglioso da guardare sella sua forma, è ricco di:
 – Sali minerali, tra cui potassio, magnesio, fosforo e calcio;
 – Vitamina A, B, e C perfetta per contrastare i radicali liberi;
 – Ortaggio antitumorale, come il broccolo contiene sulforafano;

Torniamo ora alla nostra ricetta. Mentre i broccoli ed il cavolo erano in cottura, ho pulito della zucca e l’ho cotta in forno, in questo modo non rilascia acqua ed è più facile lavorarla. Ho evitato di aggiungere olio e sale, poiché avevo intenzione di condire l’impasto successivamente.

Sapete, anche la zucca ha ottime proprietà benefiche, ed io amo utilizzarla per le vellutate, per i primi, o come contorno.
 – Ricca di carotene, pro-vitamina A;
 – Ricca di Sali minerali, tra cui fosforo, ferro, magnesio e potassio;
 – Previene patologie cardiovascolari;
 Ricca di Omega3;
 – Ideale per la riduzione di colesterolo e l’abbassamento della pressione sanguigna;
 – L’alto contenuto di fibre si rivela utile contro la stitichezza e riequilibrano la flora intestinali;
 – Ideale per combattere l’insonnia e l’ansia, grazie al magnesio e al triptofano che regola la produzione di serotonina (il cosiddetto ormone del buon umore).

Ora, torniamo con le mani in spasta. Dopo aver cotto i miei ortaggi li ho schiacciati con una forchetta, formando così una purea molto grossolana. A questa purea ho aggiunto della ricotta di mucca,

una spolverata di parmigiano, due albumi (evitando il tuorlo per rendere l’impasto leggero e meno grasso), un pizzico di sale, pepe, curry, curcuma e un mix di semi (papavero, chia e sesamo bianco e nero). Ho lavorato l’impasto con un cucchiaio di legno, per lavorarlo poi fra le mani, formando delle polpettine.

Le ho adagiate su una teglia ricoperta di carta forno.

Dopo di ché le ho infornate a 180°-200° fino a che si sono dorate.

Beh… che dirvi, il risultato è questo

Leggerezza senza rinunciare al gusto. In questo modo ci prendiamo cura del nostro corpo e preveniamo malattie e patologie che possono cambiare per sempre le nostre vite.

Maria Rosaria Diaferio

Profili – Martina Iorio

Bullismo. Quanti di voi sono stati vittime di bullismo? Quanti di voi da bambini, da adolescenti, o ancora oggi sul lavoro, vengono denigrati, emarginati? Tanti scommetto.
Oggi, questa, è una problematica che viene molto discussa e affrontata. Risolverla è difficile e sicuramente le nuove generazioni vanno educate al rispetto reciproco.
Molte ragazze ci scrivono, ci inviano loro foto, ci parlano del loro presente e del loro passato. Una cosa le accuomuna quasi tutte: sono state derise, emarginate per il loro aspetto e i loro chili di troppo e si sa bene, l’essere umano sa essere infinitamente perfido.
Non molto tempo fa ci ha scritto una ragazza meravigliosa, bella e sensibile. Lei è Martina Iorio,

ci ha parlato di sé, ed io sono rimasta affascinata dalla forza di spirito di questa giovane donna, tanto da voler parlare di lei sul nostro blog, per riportare le sue parole piene di significato, sperando siano d’ispirazione e d’esempio per tutti voi.

“Non sono mai stata una bambina magra”, ci ha scritto, “sin dalle scuole elementari sono stata emarginata e derisa dai miei compagni. Ne ho sofferto, soprattutto durante l’adolescenza, essendo il periodo in cui si è più soggetti al pensiero e al giudizio altrui. Praticamente ho passato metà della mia vita a vergognarmi per il mio aspetto fisico e questo mi ha causato forti insicurezze, soprattutto nel rapporto con gli uomini.”

Quante di voi si rivedono in queste parole? Tante, scommetto. Io in primis ho avuto problemi di questo tipo, insicura e imbarazzata dal mio corpo che cambiava, dai chiletti sui fianchi, le maniglie dell’amore, i foruncoli ed i capelli indomabili.

“Non credo nei complimenti, perché di fondo ci vedo una presa in giro. Nei rapporti tendo a scappare e a non aprirmi per paura di soffrire. Privatamente mi hanno fatta sentire sempre bella, a volte perfetta. ma quando si trattava di uscire allo “scoperto” allora si tiravano indietro come se fossi un problema. Ad oggi ho capito che quel problema non ero io, ma semplicemente loro.”

So che questa consapevolezza non è facile da acquisire e che molte di voi penseranno, “fosse così facile”, o “troppo facile a dirsi”, ma non è poi così impossibile arrivarci. Il segreto non è affidarsi a qualcuno, sentirsi belle e forti grazie a qualcuno. E’ un processo che deve riguardare soltanto voi e nessun altro.
Martina ce lo spiega, “Ho preso consapevolezza del mio corpo e della persona che sono. Penso che chiunque sia libero di vivere in serenità nel proprio corpo che sia magro, con qualche chilo in più o grasso. Più di un anno fa non avrei mai pensato di pubblicare mie foto in costume, in intimo o comunque foto che mi ritraessero a figura intera. Quest’estate, invece, il mio profilo instagram è diventata la vetrina della mia fisicità, la testimonianza che quando si sta bene con se stessi il giudizio degli altri non importa più. Ho partecipato al calendario “Beautiful Curvy 2017”, al programma tv “Il bello delle curve” andato in onda quest’estate su La7d, ed ho abbracciato con tutta me stessa la battaglia del BodyPositive. Quando ero piccola io non si parlava di curvy, di body positive o di accettazione di sé… mi piace pensare invece che oggi uomini, o donne, ragazzini, o ragazzine che non si sentono bene con se stessi per un qualunque motivo possano imbattersi nel mio profilo, o in quello di molte altre ragazze che abbracciano questa “battaglia”, e sentirsi meno soli, magari trovare la forza di ricominciare ad amarsi e guardarsi con occhi diversi per migliorarsi giorno dopo giorno… come è successo a me.”

L’accettazione di se è il primo passo verso il miglioramento.

Maria Rosaria Diaferio

Fino all’osso

Parlare di anoressia è sempre un rischio: “stai semplicemente citando una voce del dizionario”, “la tua trattazione è troppo superficiale”, “non è tutto così semplice”.
Parlare di anoressia nervosa significa parlare di un disturbo del comportamento alimentare che ha radici profonde, che abbraccia una sfera psicologica ed emotiva oscura a noi stessi. Spesso mi capita di leggere slogan come “no all’anoressia”. Questa è una frase che mi fa riflettere. Ci sono cose che scattano nel nostro subconscio e che non riusciamo a controllare. Certo, siamo individui che vivono in una società malata e sbagliata, basata su valori inutili e fasulli, ma a volte succedono cose che prescindono da questo e che ci accadono cose che ci uccidono. Questo vale per ogni tipo di disturbo alimentare, che sia anoressia, bulimia o obesità.

La perfezione.
Il controllo.
L’infelicità.
Il dolore.
L’inadeguatezza.
La bellezza.
La mancanza d’amore.
L’assenza di autostima.
L’apatia.

Ogni giorno qualcuno muore per un disturbo alimentare. Quanto dolore c’è in questa consapevolezza? Lasciarsi morire…
Voglio consigliarvi un film. Non molto tempo fa, Marti Nixon, nel suo debutto cinematografico, distribuito da Netflix, ha portato sul grande schermo la storia di Ellen, ventenne con una difficile situazione familiare e personale, interpretata dalla giovane e sorprendente Lily Collins.

Un film che, per quanto mi riguarda, merita di essere visto… e non perché dal punto di vista cinematografico sia imperdibile, ma perché porta ad una riflessione.
Non credo vogliate ora leggere una digressione sui siti “pro ana”, sulle motivazioni e sui sintomi di questo disturbo, questo articolo non vuole essere una scarna trattazione dell’argomento. Voglio consigliarvi di guardare Fino all’Osso e di riflettere.
L’obiettivo di Ellen è uno solo, riuscire ad abbracciare il suo braccio tra pollice ed indice. Un inquietante e spasmodico desiderio e bisogno di riuscirci. Come se la sua felicità dipendesse da quello.

Come se non meritasse la felicità. Come se non meritasse la vita. Come se non meritasse l’amore. Come se la sua vita fosse destinata a spegnersi perché priva di valore.
Dietro ad una donna, o un uomo anoressico, non c’è solo il desiderio “sono magra, quindi sono bella”. Questo film lo insegna, con dolore, con ironia.
La figura di una terapeuta (interpretato dallo straordinario Keaunu Reeves) diverso da quello dipinto nel nostro immaginario, a volte duro, a volte incosciente, a volte umano. Perché sì, per dai disturbi alimentari non si esce da soli, la terapia è fondamentale e salva la vita.

Il rifiuto della terapia, “io non ne ho bisogno, io sto bene, tutto andrà bene, ho tutto sotto controllo”. La rivelazione di un corpo scheletrico, di un corpo che di umano ha bene poco. Il dolore e l’accettazione dei proprio cari ad una morte imminente…

…. E poi… la rinascita.
Perciò, miei cari lettori, ritagliate un po’ di tempo dalla vostra giornata e guardate Fino all’Osso.

Non voglio che questo articolo sia visto come un attacco all’essere magre. Presto ne scriverò un altro che parla di obesità, perché noi non siamo un inno all’essere “esageratamente formosi”, ma all’essere felici così come siamo… in salute.

Maria Rosaria Diaferio

My Swimbody

          Il problema degli stereotipi è che diventano facilmente, e sfortunatamente, dei modelli di vita. Quante di voi hanno rincorso le misure 90-60-90? Quante di voi hanno seguito diete assurde pur di perdere qualche chilo?
Molte, ne sono sicura. Io sono una di quelle. Lo capisco. Lo capivo. Ora non più.

          Quest’estate per promuovere la nostra campagna sull’accettazione del proprio corpo – imperfetto, così com’è – abbiamo organizzato un gioco, un contest, sulla nostra pagina Facebook. Abbiamo chiesto alle ragazze che ci seguono con entusiasmo e, a volte, con timidezza, di inviarci delle loro foto in costume, delle foto al mare, in piscina, nessuna limitazione, una sola regola… il sorriso. Sono accorse in tante, felici ed orgogliose di mettersi il gioco, di mettersi alla prova divertendosi. Una sola vincitrice, decretata dagli utenti della pagina attraverso dei semplici like.
Stephanie Adwan, la nostra meravigliosa #curvyfranoi che ha vinto il contest estivo. Una meravigliosa giovane donna, soli ventisette anni, ed un mondo da raccontare. Stephanie vive a Riano, nella periferia romana. Ho avuto il piacere di parlare con lei e di rendermi conto come, sotto i riccioli e gli occhi verde prato, si nasconda una donna altruista, una ragazza che ha dovuto lottare per arrivare ad accettare ciò che è, ciò che era. Le sue parole mi hanno colpita e mi hanno fatto ripensare a quanto sia meraviglioso e complesso il mondo femminile e la capacità di ogni donna, nei momenti più drammatici, di reagire e sorridere.

          «Fino a un anno e nove mesi fa pesavo 105 kili. Attualmente ne peso 70. Non sono mai stata magra e piccola, ho sempre avuto problemi col cibo. Dopo aver subito una brutta delusione amorosa ho deciso di cambiare. Cambiare non significa comprare vestiti nuovi o cambiare colore ai capelli. Il tipo di cambiamento che volevo doveva partiva da dentro. Attualmente non voglio scendere ancora», è quello che mi ha detto Stephanie nella nostra piacevolissima chiacchierata. Ciò che però mi ha colpito, è stato ciò che ha detto dopo. «Mi piace quando mi guardo allo specchio. Quello che so io è che curvy non è necessariamente una taglia, curvy è come ci si sente rispetto al mondo, quando ti giudica o quando capisce che vali a prescindere dal tuo peso. Per arrivare a questo ho affrontato un lungo percorso, spesso da sola, che mi ha portato a realizzare che sto bene quando sento di stare bene con me stessa e non contano le parole degli altri, conta solo quello che sento dentro.»

          Guardarsi allo specchio e trovare bello ciò che viene riflesso, me ne rendo conto, è molto difficile. Ci sono donne che lottano anni per riuscire ad indossare un vestito senza leggins, o indossare maglie che scoprano i fianchi larghi. A quante di voi capita? A me, continuamente. La perenne lotta contro lo specchio. Un giorno ti senti meravigliosa, il giorno dopo i chili in più ti sembrano così che è come se nel tuo corpo ci fossero due persone. Ecco, io penso che Stephanie debba essere un esempio, ognuna di noi dovrebbe riuscire a guardarsi allo specchio e pensare “bella, bella tutta”.

          Non trovate?

         «Vorrei poter dire ad ogni ragazza che è perfetta così com’ è, ma io so che non è vero. Ogni ragazza è perfetta solo quando ride.»

 

In foto Stephanie Adwan, vincitrice del contest.

 

Maria Rosaria Diaferio