Fino all’osso

Parlare di anoressia è sempre un rischio: “stai semplicemente citando una voce del dizionario”, “la tua trattazione è troppo superficiale”, “non è tutto così semplice”.
Parlare di anoressia nervosa significa parlare di un disturbo del comportamento alimentare che ha radici profonde, che abbraccia una sfera psicologica ed emotiva oscura a noi stessi. Spesso mi capita di leggere slogan come “no all’anoressia”. Questa è una frase che mi fa riflettere. Ci sono cose che scattano nel nostro subconscio e che non riusciamo a controllare. Certo, siamo individui che vivono in una società malata e sbagliata, basata su valori inutili e fasulli, ma a volte succedono cose che prescindono da questo e che ci accadono cose che ci uccidono. Questo vale per ogni tipo di disturbo alimentare, che sia anoressia, bulimia o obesità.

La perfezione.
Il controllo.
L’infelicità.
Il dolore.
L’inadeguatezza.
La bellezza.
La mancanza d’amore.
L’assenza di autostima.
L’apatia.

Ogni giorno qualcuno muore per un disturbo alimentare. Quanto dolore c’è in questa consapevolezza? Lasciarsi morire…
Voglio consigliarvi un film. Non molto tempo fa, Marti Nixon, nel suo debutto cinematografico, distribuito da Netflix, ha portato sul grande schermo la storia di Ellen, ventenne con una difficile situazione familiare e personale, interpretata dalla giovane e sorprendente Lily Collins.

Un film che, per quanto mi riguarda, merita di essere visto… e non perché dal punto di vista cinematografico sia imperdibile, ma perché porta ad una riflessione.
Non credo vogliate ora leggere una digressione sui siti “pro ana”, sulle motivazioni e sui sintomi di questo disturbo, questo articolo non vuole essere una scarna trattazione dell’argomento. Voglio consigliarvi di guardare Fino all’Osso e di riflettere.
L’obiettivo di Ellen è uno solo, riuscire ad abbracciare il suo braccio tra pollice ed indice. Un inquietante e spasmodico desiderio e bisogno di riuscirci. Come se la sua felicità dipendesse da quello.

Come se non meritasse la felicità. Come se non meritasse la vita. Come se non meritasse l’amore. Come se la sua vita fosse destinata a spegnersi perché priva di valore.
Dietro ad una donna, o un uomo anoressico, non c’è solo il desiderio “sono magra, quindi sono bella”. Questo film lo insegna, con dolore, con ironia.
La figura di una terapeuta (interpretato dallo straordinario Keaunu Reeves) diverso da quello dipinto nel nostro immaginario, a volte duro, a volte incosciente, a volte umano. Perché sì, per dai disturbi alimentari non si esce da soli, la terapia è fondamentale e salva la vita.

Il rifiuto della terapia, “io non ne ho bisogno, io sto bene, tutto andrà bene, ho tutto sotto controllo”. La rivelazione di un corpo scheletrico, di un corpo che di umano ha bene poco. Il dolore e l’accettazione dei proprio cari ad una morte imminente…

…. E poi… la rinascita.
Perciò, miei cari lettori, ritagliate un po’ di tempo dalla vostra giornata e guardate Fino all’Osso.

Non voglio che questo articolo sia visto come un attacco all’essere magre. Presto ne scriverò un altro che parla di obesità, perché noi non siamo un inno all’essere “esageratamente formosi”, ma all’essere felici così come siamo… in salute.

Maria Rosaria Diaferio

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